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Bruno Vespa, Castiglion Fiorentino. La storica cena in casa del Brunone nazionale con Berlusconi, Draghi, Bertone, Geronzi, Casini, come dire con la crema della crema del potere politico, economico ed ecclesiastico, me ne ricorda un’altra consumata tra lo stesso e il sindaco Girolamo Presentini in un ristorante di quella cittadina della Val di Chiana. Era il 1975. Vespa compariva quasi tutte le sere sullo schermo del Telegiornale Rai. Per Presentini avere nel suo comune una celebrità di questo calibro fu un colpo formidabile. Gli avversari politici e la gente si chiedevano: diavolo d’un Presentini, come avrà fatto? La spiegazione in realtà era semplice. Il sindaco tramite Amintore Fanfani, nume tutelare dei democristiani aretini, aveva stretto amicizia con Arnaldo Forlani che in quel momento, credo, ricopriva la carica di ministro della Difesa. Vespa a sua volta faceva parte della cerchia più ristretta degli amici di Forlani; non è un mistero che ciascun leader politico poteva contare su propri referenti in Rai. Lo stesso Vespa nei primi anni Novanta ammise candidamente che il suo editore di riferimento era la Democrazia Cristiana. La lottizzazione era una norma indiscutibile. Insomma, Vespa a Castiglion Fiorentino, in vista di un possibile servizio televisivo, fu il frutto di un’amicizia sorta all’ombra di un capo carismatico della DC. Girolamo Presentini, trentanovenne, aveva conquistato la poltrona di sindaco e la maggioranza in Comune con una campagna elettorale intelligente basata sui problemi dell’agricoltura, sulla diversificazione economica mediante l’attrazione di iniziative industriali e sulla creazione di nuovi servizi sociali rivolti principalmente all’infanzia, ai giovani e agli anziani. Le sue doti simpatia e di comunicativa, il suo sorriso accattivante, gli incontri porta a porta con gli elettori, in gran parte di estrazione agricola, il legame di amicizia con Fanfani foriero di finanziamenti per la realizzazione di nuove infrastrutture, fecero il resto regalandogli una vittoria strepitosa sulla coalizione di sinistra che, in una provincia rossa all’ottanta per cento, gli guadagnò l’ammirazione e la riconoscenza dei maggiorenti provinciali e degli altri amministratori del suo partito. Una volta insediatosi trovò la segreteria generale vuota: il titolare era deceduto improvvisamente da poco e la stessa era retta un vice con scarso successo. Si diede da fare, chiese alla prefettura, si consultò con dei politici. In quel periodo ero segretario provinciale e membro della direzione toscana e del consiglio nazionale del mio sindacato di categoria, avevo organizzato qualche convegno in materia di enti locali, diversi miei interventi erano apparsi su “La Nazione”, in definitiva qualcuno gli fece il mio nome. Mi venne a trovare a Montevarchi, usò le sue risorse affabulatorie ed i suoi modi seduttivi, mi fece balenare un ruolo non puramente burocratico in presenza di certe carenze di esperienza e di preparazione nella giunta. Mi convinse. (segue)
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